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Lungo la terra di nessuno

Venerdì 30 giugno, ore 16 circa. Lungomare di Mergellina. Il mio viaggio in bicicletta da Roma può dirsi concluso. Cerco qualcuno che possa scattarmi una foto autocelebrativa con lo sfondo più bello del mondo: il mare della mia adorata città, Castel dell’Ovo, il Vesuvio. Trovo una volenterosa fotografa. Il risultato non è granché ma può bastare. Sono troppo stanco per perdere altro tempo prima di tornare a casa. E poi il cielo è nuvoloso. E la cosa mi infastidisce non poco. Ma non è solo quello. Percorro a memoria gli ultimi chilometri che mi separano dalla meritata doccia e mi prendo il lusso di distrarmi
– non è mai una buona idea distrarsi in bicicletta ma sorvoliamo – e mi metto a pensare a che cosa mi abbia potuto turbare al punto di farmi godere solo in parte della piccola impresa finalmente realizzata – chi li aveva mai fatti 250 km in bicicletta?

Chiamateci emigranti

Il fenomeno è quello che viene comunemente definito “fuga di cervelli”. La realtà è quella dei tanti giovani colleghi scienziati e ricercatori che dopo un lungo e valido percorso formativo in Italia hanno lasciato il paese per la drammatica assenza di opportunità professionali di lungo termine. Negli ultimi anni, migliaia di giovani scienziati sono stati costretti a trasferirsi in altri paesi europei o ad abbandonare del tutto il proprio lavoro di ricercatori a causa delle scarse possibilità di accedere a una posizione permanente in ambito accademico.

Ricomporre un dialogo tra lavoratori e sindacato

Tra i molti pregi che l’attività sindacale nella FIOM-CGIL ha per chi la svolge uno appare particolarmente significativo: il contatto con il mondo del lavoro permette di sottrarsi alle mistificazioni del senso comune liberista che, presentato come “buon senso”, da anni orienta gran parte delle scelte di politica economica e sociale ed è dominante nel dibattito pubblico. La condizione materiale dei lavoratori, l’interazione con le controparti imprenditoriali, i rapporti tra capitale e lavoro, le conseguenze delle cosiddette “riforme” (per i più il termine è ormai sinonimo di sventura) sulla vita delle persone con cui si hanno rapporti quotidiani mettono a nudo la realtà che la costruzione ideologica neoliberista ha prodotto, camuffandola da “modernizzazione”, in decenni di egemonia culturale e politica.

Storie afone di sfruttamento lavorativo

Lavorare in provincia di Latina, a stretto contatto con lavoratori e lavoratrici considerati residuali nell’organizzazione sociale ed economica nazionale dal dibattito politico e culturale, significa fare esperienza diretta delle condizioni di vita e di lavoro di migliaia di persone, migranti e italiani, e di un sistema sovrastrutturale che pare tenere insieme settori dell’imprenditoria, rappresentanti politici e interessi economici diffusi, a volte di natura mafiosa.

Come nel film “Tutta la vita davanti”

Capita ogni tanto di sentirsi come se si vivesse in un film. Il mio sarebbe la pellicola di Virzì del 2008 “Tutta la vita davanti”. Il film comincia con la discussione della tesi in Filosofia, conclusasi con bacio accademico, della protagonista. Il mio, o almeno le scene che vi propongo qui, con l’iscrizione allo stesso corso di laurea. Ho sempre creduto che, specialmente in un momento di crisi dei valori che investe tutta la civiltà occidentale, fosse necessario più che mai il ripensamento dell’orizzonte di senso entro il quale riflette e agisce la nostra società e delle nuove ideologie, sorte con il crollo di quelle del Ventesimo secolo e con la globalizzazione.

Per il rilancio di una piena e buona occupazione

L’ipotesi di reddito di cittadinanza pone rilevantissimi problemi culturali e morali e sollecita altrettanto forti precisazioni a proposito della pretesa di dar vita a un “lavoro di cittadinanza” e a un rinnovato New Deal. Piuttosto che ambire a costruire un welfare per la non piena occupazione, la priorità assoluta va data alla creazione di lavoro, demolendo l’ostracismo che è caduto sull’obiettivo della piena e buona occupazione, nella acuta consapevolezza che la sua intrusività rispetto al funzionamento spontaneo del capitalismo è massima proprio quando il sistema economico non crea naturalmente occupazione e si predispone alla jobless society.

Misure di contrasto alla povertà: un glossario per orientarsi

Indispensabile e preliminare a qualsiasi scelta tra le misure di contrasto alla povertà è conoscere significato e giustificazioni delle diverse opzioni disponibili. Una volta comprese le differenze tra termini come reddito minimo garantito, reddito minimo d’inserimento/reddito d’inclusione, reddito di cittadinanza, reddito di partecipazione e salario minimo è possibile immaginare sistemi che prevedano anche contaminazioni fra le varie forme. In questa prospettiva, ad esempio, appaiono di particolare interesse sia la proposta di coniugare aspetti del reddito minimo e aspetti del reddito di cittadinanza sia la prospettiva di coniugare minimi salariali e altri redditi minimi.

Reddito di inclusione: come e per chi

Anni di lavoro e sperimentazione per la messa a punto di una misura efficace di contrasto alla povertà hanno portato, all’inizio dello scorso marzo, alla nascita del reddito di inclusione, uno strumento certo ancora perfettibile, che offre una copertura non universale e che al momento può contare su risorse purtroppo insufficienti, ma grazie al quale, pur non avendo garanzia di uscire dalla povertà, molte famiglie potranno vedere ridursi significativamente la soglia delle loro deprivazioni. Quali sono le caratteristiche di questa misura, i suoi criteri di applicazione e di selezione dei beneficiari?

Il tema della condizionalità: principi e ipotesi in campo

Frutto, di volta in volta, di un diverso mix di universalismo, selettività e categorialità, il principio di condizionalità presenta pregi e difetti. I pregi principali consistono nel minor costo che esso comporta e nella maggiore efficienza nell’azione di contrasto della povertà. Non mancano però i difetti, dai problemi di corretta identificazione degli aventi diritto all’efficacia dei sistemi di controllo e di monitoraggio della platea dei beneficiari; dai possibili effetti di stigma sociale all’incentivo ad assumere comportamenti opportunistici in materia di offerta di lavoro. È per contenere i difetti che la condizionalità è stata rivisitata negli ultimi venti anni secondo il principio dell’universalismo selettivo, ossia una scelta equilibrata tra universalismo dei diritti quanto a individuazione della platea potenziale dei beneficiari e selettività in base alla condizione economica quanto a livelli di erogazione delle prestazioni e grado di compartecipazione alla spesa.

Rendite e diseguaglianza nel capitalismo contemporaneo

Vi sono alcuni redditi e ricchezze che crescono, anche in maniera considerevole, senza che venga fatto alcuno sforzo aggiuntivo perché questo aumento si verifichi. Si tratta perciò di rendite che, contrariamente a ciò che comunemente si crede, possono nascondersi anche nei redditi da lavoro o da capitale e scaturire da condizioni di contesto o infondate convinzioni più che da meriti individuali. Sebbene queste forme di rendita non siano la causa unica del crescere delle diseguaglianze, ne sono uno dei motori principali nella realtà contemporanea. Per questo motivo, pur con tutte le difficoltà del caso, la creazione di nuove rendite andrebbe prevenuta e contrastata.

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le Pubblicazioni


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Del numero 4/2017 sono
disponibili integralmente
gli articoli di:

Peppino Caldarola
Rosa Fioravante,
Marco Omizzolo,
Maurizio de Giovanni,
Alessandro De Angelis,
Domenico Cerabona,
Mario Del Pero.

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