Maria Cecilia Guerra

Maria Cecilia Guerra

già viceministro del Lavoro e delle politiche sociali, insegna Scienza delle finanze all’Università di Modena e Reggio Emilia.

Divergenze parallele. M5s e Lega alla prova della legge di bilancio

La necessità di raggiungere mediazioni e compromessi su punti di programma per cui vi è disaccordo costringe generalmente i governi di coalizione a adottare provvedimenti meno radicali di quelli che le singole componenti avrebbero adottato. Il governo Conte sembra invece seguire una logica diversa,  fondamentalmente spartitoria, in cui ciascuna delle due fazioni che lo compongono si riserva un campo di azione, a partire da una divisione equilibrata delle risorse in gioco, rispetto al quale l’altra si astiene il più possibile dall’intervenire. Ne scaturisce un’azione politica non solo priva di una visione organica ma anche molto spesso contradditoria, che tende a enfatizzare quella ricerca del consenso presso particolari categorie di contribuenti/cittadini che contraddistingue, non da oggi, l’agire politico.

Una generazione di outsider

Rispetto alla situazione di disagio che vivono in Italia le nuove generazioni, siano essi lavoratori, disoccupati o NEET, genitori, donne, stranieri, giovani provenienti da contesti socioeconomici svantaggiati, le politiche intraprese continuano a mostrarsi poco lungimiranti, forse perché non adeguatamente supportate da un’analisi approfondita dei fenomeni su cui si intende intervenire. Indagare le ragioni che portano i giovani a diventare degli outsider rispetto alla stabilità economica, alla stabilità del lavoro, alla possibilità di compiere scelte di vita e alle tutele del welfare, diventa quindi presupposto essenziale per la definizione di misure di intervento che siano davvero efficaci.

L’impatto della riforma del lavoro

La discussione in corso sulla riforma del mercato del lavoro conseguente all’approvazione del Jobs Act si è incentrata soprattutto sulla relazione tra flessibilità e crescita economica. Aggiustare il livello e la composizione della forza lavoro per adattarla alle nuove esigenze del mercato e favorire così la crescita delle imprese può essere senz’altro utile al rilancio dell’economia. Non bisogna però sottovalutare l’aumento dei costi sociali che queste misure possono comportare, nonché le implicazioni sul sistema politico e sulla qualità della democrazia del nostro paese.

Politiche di contrasto alla povertà: il cammino intrapreso

Nonostante la crescita sempre più preoccupante della povertà, l’Italia è l’unico paese europeo in cui manchino misure efficaci per contrastarla. Una svolta importante si è avuta nel 2013 con l’elaborazione di un programma nazionale e universale di lotta all’indigenza denominato Sostegno all’inclusione attiva (SIA). Nonostante gli elementi di criticità emersi e le difficoltà di messa a punto delle procedure, i risultati della sperimentazione avviata sono incoraggianti e suggeriscono di non abbandonare il percorso intrapreso.