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Obama, la crisi ucraina e le relazioni tra Russia e Stati Uniti

Una delle priorità della politica estera dell’Amministrazione Obama era il rilancio delle relazioni con la Russia. Lo scoppio della crisi ucraina ha rivelato, però, quanto fragili fossero le basi di questo tentativo di “reset”, come dimostrato anche dallo scarsissimo volume di scambi commerciali tra i due paesi. La reazione americana alla crisi – sulla quale hanno pesato fattori come un inconscio riflesso anti-russo, il legame con la nuova Europa postcomunista, il peso di un internazionalismo liberale e interventista e timori di ordine geopolitico – ha raccolto un consenso unanime all’interno degli USA, ma rischia adesso di acuire ulteriormente lo scontro tra le due potenze.

Il revisionismo russo e l'Unione eurasiatica

Il processo di integrazione eurasiatica costituisce uno degli strumenti attraverso cui Mosca sta cercando di ridisegnare i confini dello spazio ex sovietico delineatosi dopo la fine della guerra fredda e il collasso dell’URSS. È stato però proprio questo progetto a innescare la concatenazione di eventi che ha portato all’esautorazione di Yanukovich, all’annessione della Crimea da parte della Russia e allo stato di guerra civile nell’Est dell’Ucraina. Kiev rappresenta, infatti, un tassello strategico fondamentale dei disegni di Putin, non solo perché un’Unione eurasiatica senza l’Ucraina sarebbe economicamente più debole, ma soprattutto perché mette in discussione la leadership russa nella regione.

La controrivoluzione preventiva di Putin

La Russia ha avuto vent’anni dal crollo dell’Unione Sovietica per trasformarsi in uno Stato europeo. Ma scientemente tale sviluppo è stato ostacolato dall’azione di un’élite che ha fatto della corruzione, dell’ossessiva accumulazione di capitale e dello sfruttamento improduttivo delle risorse naturali del paese la propria regola di vita. L’economia russa dipende dal mercato dell’energia europeo e dal lavoro a basso costo degli immigrati, e le sanzioni americane ed europee, la scarsità di investimenti e la recessione potrebbero rivelare i limiti del putinismo e far esplodere le tensioni sociali. È proprio per questo che Putin ha cercato di proiettare all’esterno la crisi del suo sistema ed è per timore che la “piaga rivoluzionaria” potesse raggiungere Mosca che ha reagito alle proteste di Piazza Maidan.

Imparare dalla crisi: l'Ucraina, la Russia e l'Unione Europea

L’Ucraina costituisce un tassello fondamentale della strategia di Mosca nello spazio ex sovietico e al tempo stesso la crisi che la riguarda è prova della scarsa attrattiva esercitata dalla Russia sui paesi vicini. L’intervento in Crimea ha avuto fra i suoi obiettivi il consolidamento del consenso nei confronti del presidente Putin in un momento in cui l’economia del paese è indebolita. Ma i costi di questa svolta “imperialista” saranno enormi e contribuiranno a rendere ancora più fragile il gigante russo, che nel lungo periodo potrebbe perdere la sua capacità di esercitare un ruolo stabilizzatore nel Caucaso del Sud. Da parte sua l’Unione europea deve riconoscere che l’incerto ordine creatosi dopo la fine della guerra fredda non è più sostenibile.

Geocultura vs. geopolitica? L'UE, la Russia e il partenariato orientale

La questione ucraina segna una fase critica dei rapporti fra Unione europea e Russia e riflette la contrapposizione tra due concezioni profondamente diverse delle relazioni internazionali, l’una deliberativa e integrativa, l’altra asimmetrica e fondata sulle aree di influenza. Essa, tuttavia, non rappresenta l’inizio di una nuova guerra fredda; costituisce, piuttosto, un aspetto della transizione di potere a livello mondiale, in cui l’Eurasia gioca un ruolo cruciale. Gli Stati Uniti dovranno rivolgere, inaspettatamente, una rinnovata attenzione al continente europeo, mentre l’UE dovrà riformulare in termini più strategici e di lungo periodo il suo approccio nei confronti dei paesi del partenariato orientale.

 

Ucraina: dove sta la verità?

Forse l’unico dato certo della crisi ucraina è che la guerra di propaganda condotta da entrambe le parti ha profondamente distorto la realtà di quanto sta avvenendo nel paese dell’Europa orientale, che lo scorso 25 maggio si è recato alle urne per scegliere il nuovo presidente. E mentre nell’Est del paese si continua a combattere, gli attivisti di Maidan denunciano il fallimento della rivoluzione.

Assad il temporeggiatore e la guerra permanente in Siria

A pochi giorni dalle elezioni presidenziali siriane, che in tutta probabilità confermeranno Assad, la Siria continua a essere devastata dagli scontri. Alla luce dell’impotenza della comunità internazionale e della posizione di vantaggio dell’esercito regolare rispetto ai ribelli, il rischio è il cronicizzarsi del conflitto.

La crisi ucraina: quali opzioni per la Russia e per l’Occidente

USA e UE sono già rassegnati all’annessione della Crimea da parte di una Russia evidentemente intenzionata ad assicurare la propria influenza sul proprio vicinato dopo anni di frustrazione geopolitica, mettendo questo obiettivo al di sopra delle relazioni con l’Occidente e delle ripercussioni su un’economia già in stagnazione. Occorre però assicurare l’integrità del resto dell’Ucraina ed evitare che l’aggressività russa si rivolga anche ad altre regioni. A tal fine bisognerà dialogare con Mosca, non escludendo però il riscorso alla minaccia dell’uso della forza.

L’Arabia Saudita e l’Iran tra jihadismo e Realpolitik

La contrapposizione tra sunniti e sciiti nel mondo islamico, espressione delle tensioni fra Arabia Saudita e Iran, si manifesta con particolare violenza in Siria, dove la guerra civile ha assunto le caratteristiche di una sorta di “proxy war”, ma gioca un ruolo importante anche nelle fratture interne all’Iraq di Al Maliki e nell’instabilità del Libano.

Il laboratorio ucraino

La crisi in Ucraina rappresenta per le potenze coinvolte – Stati Uniti, Russia e Unione europea – un test importante per definire quali saranno gli assetti internazionali futuri. Non si tratta tanto di un ritorno alla guerra fredda, quanto di una svolta cruciale della storia, che ancora una volta ha luogo in Crimea.

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