Iniziative di formazione

La riforma mancante

È tempo di mettere all’ordine del giorno l’attuazione dell’articolo 49 della Costituzione. La sua assenza tra le riforme all’esame del Parlamento rappresenta un vuoto che rischia di mettere a repentaglio gli equilibri dell’assetto democratico. Senza una rigenerazione dei partiti le riforme costituzionali ed elettorali non basteranno a chiudere la lunga transizione italiana.

Verso una democrazia cesaristica

La riforma della Costituzione avviata dal Partito Democratico, unita alla nuova legge elettorale, che la completa, rischia di portare l’Italia verso una democrazia di stampo cesaristico. Quale sicurezza può darci un assetto istituzionale privo del contrappeso al potere costituito rappresentato dal bicameralismo, con una diminuita prerogativa del diritto di suffragio e ostaggio del potere del leader, dell’esecutivo e della sua maggioranza?

 

Le modifiche del Senato alla legge elettorale

Gli interventi del Senato sul disegno di legge di riforma del sistema elettorale hanno apportato importanti modifiche al testo varato dalla Camera, intervenendo su aspetti cruciali come il profilo dei protagonisti del confronto elettorale – liste di partito e non più di coalizione –, le soglie di sbarramento, i meccanismi di garanzia dell’equilibrio di genere e la questione della sottrazione dei capilista al voto di preferenza. Su quest’ultimo aspetto, in particolare, rimangono ancora delle perplessità che, insieme alla carenza di disposizioni relative al ballottaggio a livello nazionale e alla disposizione di rinvio dell’efficacia della legge consiglierebbero, in sede di dibattito, un’ulteriore fase di discussione e perfezionamento.

Critica a un Parlamento di “nominati”

Per capire le ragioni che hanno spinto ventiquattro senatori del PD a non partecipare alla votazione finale a favore della legge elettorale occorre tenere presente un quadro più ampio, che include anche la riforma costituzionale e l’esperienza delle Province. Il principale motivo didissenso nei confronti della legge uscita dal Senato riguarda il modello di elezione dei deputati, i quali risulterebbero in gran parte nominati anziché eletti. Si tratta di un grave deficit democratico che lacera ulteriormente il rapporto tra cittadini ed eletti, accrescendo l’autoreferenzialità della politica. Piuttosto che perseguire l’innovazione a tutti i costi bisognerebbe rafforzare la coerenza con i principi fondativi della Costituzione.

Cosa va e cosa non va nell’Italicum bis

Archiviate le coalizione preventive, c'è spazio per rilegittimare i partiti. Ma lo si vuole fare davvero? Così le preferenze sono una beffa per gli elettori.

Per un Italicum più rosa

Smentendo le attese, l’Italicum rischia di non consentire la parità di genere tra gli eletti della prossima legislatura. Tre diversi emendamenti sono stati presentati da parlamentari unite oltre le apparenze di partito per modificare la proposta di legge e rafforzare, garantendo una adeguata presenza femminile, la rappresentatività del Parlamento.

Le riforme costituzionali e le prospettive per le autonomie

Sebbene da tempo, da più parti, si sia invocata una riforma complessiva del sistema delle autonomie territoriali, il legislatore non è riuscito, in questi anni, a mettere mano in termini organici e coerenti alla materia, procedendo invece con interventi episodici e settoriali che non hanno permesso di fare fronte a una crisi sempre più profonda e prolungata del sistema istituzionale. In questo quadro, la Commissione per le riforme costituzionali ha avanzato, nelle scorse settimane, alcune proposte per il riordino delle autonomie e la revisione del Titolo V che possono rappresentare una base importante per la ripresa del percorso delle riforme in questo ambito.

Alla ricerca della riforma perduta: il bicameralismo

La riforma del bicameralismo, finora soltanto annunciata, rappresenta uno degli assi portanti del rinnovamento delle istituzioni. Essa deve tuttavia tener conto di una pluralità di fattori, come la forma di Stato, la forma di governo, il sistema politico e il processo di integrazione europea, che da un lato la condizionano e dall’altro ne sono condizionati. Di tutti questi aspetti si è occupata la Commissione per le riforme costituzionali che si è pronunciata in favore del superamento dell’attuale bicameralismo paritario, suggerendo alcune modifiche relative a composizione e competenze delle due Camere. In attesa della riforma costituzionale, è possibile aggiornare il nostro bicameralismo adeguando prassi e regolamenti parlamentari?

 

Quale legge elettorale nel nuovo sistema istituzionale?

Dei tre modelli istituzionali prospettati dalla Commissione per le riforme costituzionali, il governo parlamentare del primo ministro è quello che più necessita di essere approfondito, sia in termini generali sia per quanto riguarda gli aspetti legati alla legge elettorale che porta con sé. Ispirato com’è all’esperienza dell’elezione diretta dei sindaci dopo il 1993, ambisce a trasporre a livello nazionale un sistema che ha dato buoni risultati a livello locale. Siamo però sicuri che l’esperimento possa funzionare?

Quali riforme elettorali? Un aiuto (semiserio) da Francesco Bacone

Sempre maggiore, tra le forze politiche e tra gli studiosi della materia, è la consapevolezza della necessità delle riforme. Quando però si passa dall’ammissione dell’esistenza del problema alla definizione dei possibili rimedi, inizia il turbinio inconcludente dei progetti di riforma costituzionale ed elettorale. La ragione di questa inconcludenza sta nel mancato superamento di alcune idee di fondo – “idola”, per dirla con Francesco Bacone – che viziano ogni tentativo di smantellamento dell’esistente e di efficace progettazione degli assetti futuri.

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